Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Che cosa significa essere gay
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Machilosa
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Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Machilosa » domenica 4 dicembre 2011, 23:16

Se c’è una qualità che mi riconosco, è la capacità di portare a termine ciò che mi prefisso. I tempi erano maturi come cachi a novembre; l’ansia non mancava, ma la decisione era presa: oggi sarei andato all’incontro del gruppo giovani dell’Arcigay di Torino. Ho letto un po’ qua e là sul web giudizi in merito: chi lo definiva uno “scopatoio per ragazzini festaioli”, chi lo dipingeva in toni di carattere diametralmente opposto; ho contattato direttamente gli organizzatori, esprimendo educatamente ma chiaramente i miei timori ed ho ricevuto una risposta soddisfacente.
Quindi, oggi ho preso il mio treno con molto anticipo rispetto al solito (purtroppo raccontando un paio di doverose frottole ai miei) e mi sono diretto, con le fauci secche, una discreta tachicardia, l’ascella commossa e il viso rovente al luogo di ritrovo; avevo la curiosa impressione che tutti sapessero quale fosse la mia meta; almeno un ragazzo, però, sì: salito sul bus, ci siamo scambiati un’occhiata fugace e, benché non fosse per nulla appariscente, ho intuito che sarebbe andato esattamente là, dove effettivamente è andato –e presumo che lui abbia avuto la stessa intuizione.
Trovo che il locale fosse perfetto: accogliente e intimo, centrale, ma in una via dimessa, facile da trovare, se lo stai cercando. Di fronte all’ingresso c’erano già alcuni ragazzi e ragazze, incredibilmente “normali” (concedetemi il termine), che bloccavano i nuovi in arrivi, in attesa che il pavimento asciugasse. Il “referente del gruppo”, così come si è definito, scambiava battute spiritose con l’unica ragazza vestita in modo più eccentrico, paffuta e dal viso molto simpatico, credo con l’intento principale di metterci a nostro agio. Al suo tentativo di accennare qualche passo di danza poco virile, la ragazza l’ha prontamente bloccato, scusandosi per lui, quindi siamo entrati all’interno. La mia salivazione era azzerata.
Entro breve, la saletta arancione si è riempita di una popolazione eterogenea, ma sobria. Come promesso nella mail inviatami dagli organizzatori, non c’erano né paillettes, né parrucche (solo il cappello finale per le offerte era sbrilluccicoso, giusto per non dare l’impressione d’essere in chiesa).
I ragazzi erano in netta maggioranza sulle ragazze, più una trans per un totale di circa 20-25persone tra i 18 e 24 anni. Se posso fare una simile distinzione, dovendo dividere la popolazione omosessuale in base a mie personalissime categorie, ovvero “molto effeminato”, “poco effeminato”, “sospettabile” ed “insospettabile”, credo che, ad occhio e croce, i presenti si distribuissero lungo una gaussiana, dove “poco effeminato” e “sospettabile” rappresentavano le schiere più nutrite.
Dopo qualche scambio di battute tra gli habitué, la seduta ha avuto inizio.
Innanzitutto, un gioco per presentarci in maniera simpatica, senza dar troppo l’impressione d’essere in un gruppo alcolisti anonimi: prima di incominciare, abbiamo dovuto scrivere su un bigliettino quale categoria di persone detestassimo (anche in modo spiritoso, come “i tassisti” o “i piromani”); quindi, ognuno diceva nome, età, occupazione, una caratteristica che lo rende particolare (“sono più complessato della media”, “sono appassionata di cultura norvegese”, “riesco a leccarmi il gomito”) e pescava uno dei biglietti precedentemente scritti, leggendone ad alta voce il contenuto e dovendo trovare due caratteristiche positive per la categoria in questione (ad esempio: “gli ipocriti: sanno essere diplomatici, sono mediamente più cortesi”).
Terminato il giro, il referente ha introdotto l’argomento: “discriminazione, normalità e diversità”; qualcuno ha provato a definire i vari concetti, quindi abbiamo guardato un paio di brevi filmati: un video musicale di una canzone Reggae girato in collaborazione con l’Arcigay di Torino ed un filmato di una video-blogger (Barabiexanax), in cui critica le discriminazioni intestine alla comunità gay tra “checche” e “omosessuali virili”. (http://www.youtube.com/watch?v=Kn_aQboknjk).
Dopodiché, è iniziata la fase di discussione vera e propria; prima sugli argomenti dei video (una parte era tendenzialmente d’accordo sul fatto che i gay da pride siano parzialmente causa della difficoltà a farci integrare, un’altra meno) poi su altri, proposti dal referente-moderatore:“se potessi, vorrei diventare etero”: una minoranza ristretta era d’accordo (tendenzialmente la popolazione più “insospettabile”, anche se non mancava un ragazzo molto effemminato), buona parte era poco d’accordo, una minoranza più folta assolutamente in disaccordo; “i gay sono più discriminati delle lesbiche”: quasi tutti d’accordo (le lesbiche sarebbero meno appariscenti e comunque riceverebbero meno attenzione, essendo il mondo tendenzialmente maschilista), “i figli di coppie gay sono più soggetti a discriminazione” (quasi tutto d’accordo); è stato molto interessante sentire l’opinione dell’unica trans, ventenne, in fase di transizione, dire la sua su “la transessualità è una patologia”; la sua risposta è stata un sì deciso, perché la transessualità non implica solo una fase di accettazione, ma richiede necessariamente una terapia psicologica, farmacologica e chirurgica, senza di cui l’individuo non può sentirsi a proprio agio, come se fosse un vero e proprio malato.
Impressioni generali: mi è parso un gruppo mediamente serio; c’era chi è dichiarato e chi non ancora; chi più spigliato e chi meno; qualcuno aveva le idee più nette, qualcuno (spesso anche io) non sapeva che posizione prendere, ma in generale i toni sono sempre stati molto pacati e l’atmosfera estremamente rilassata e divertita. L’imbarazzo è passato in fretta, anche perché c’era gente ancora più intimidita di me. Mi sono un po’ sentito in colpa quando si parlava di “discriminazioni intestine tra gay”, perché, devo ammettere, ho forse un po’ l’atteggiamento discriminatorio; ad esempio, non so per quale assurdo motivo, mi sono ritrovato a cercare d’evitare il più possibile pose o atteggiamenti effeminati; mi veniva spontaneo cercare di correggermi ancor più di quanto non faccia di solito, paradossalmente nell’unico posto in cui tutti erano a conoscenza del mio orientamento sessuale!
Mi ha stupito il fatto che, eccetto un ragazzo disoccupato, fossimo tutti studenti universitari e qualche liceale; so bene che non era un campione rappresentativo della popolazione omosessuale torinese, però trovo curioso che non ci fosse neppure un commesso o un operaio o un'altra figura simile.
Altra curiosità: la facoltà più gettonata era ingegneria, a cui appartenevano pressochè tutti gli "insospettabili".
Abbiamo dovuto terminare in fretta e furia, perché i gestori del locale sono rientrati per aprire il locale al pubblico. Avrei voluto restare ancora un po’ con la compagnia, che si è attardata a fumare una sigaretta in strada, ma l’imbarazzo mi ha spinto a rientrare rapidamente a casa. Però tornerò sicuramente.

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Telemaco
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Telemaco » domenica 4 dicembre 2011, 23:50

Ahah! bene dai è stato un bell'impatto positivo!
Comunque mi ha fatto ridere la digressione sull'alterazione delle funzioni fisiologiche-corporali all'inizio del racconto :lol: ed è molto simpatica anche la ricostruzione del clima che si respirava nella sede :)
Ultima modifica di Telemaco il lunedì 5 dicembre 2011, 1:38, modificato 1 volta in totale.
# Non basta un giorno di freddo per gelare un fiume profondo.
(Gǔlǎo de zhōngguó yànyǔ)

Aquilotto
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Aquilotto » lunedì 5 dicembre 2011, 0:12

Machilosa ha scritto:Altra curiosità: la facoltà più gettonata era ingegneria, a cui appartenevano pressochè tutti gli "insospettabili".
XD
I famosi istinti repressi degli ingegneri!

Scherzi a parte, concordo sull'esperienza positiva, c'è stato contatto umano e c'è stato dialogo, le due cose per cui - secondo me - servono le associazioni.

Mi ha colpito questo passaggio:
Machilosa ha scritto: ... non so per quale assurdo motivo, mi sono ritrovato a cercare d’evitare il più possibile pose o atteggiamenti effeminati; mi veniva spontaneo cercare di correggermi ancor più di quanto non faccia di solito, paradossalmente nell’unico posto in cui tutti erano a conoscenza del mio orientamento sessuale!
Forse ti sei comportato così perché l'unico posto dove sapevi di non dover "fingere" (o quantomeno confonderti per non destare sospetti) era anche il posto dove potevi veramente affermare ciò che eri! E così come per una specie di sfogo ti sentivi in diritto di poter... distinguere la tua personalità da quella degli altri.
Se io sapessi cosa mi fa bene
se io sapessi cosa mi fa male
nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
se non tradissi le mie pulsioni vere
potrei sul serio diventare
un uomo pluricentenario
forse eterno


G.Gaber, Se io sapessi, «E pensare che c'era il pensiero»

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Gio92
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Gio92 » lunedì 5 dicembre 2011, 2:50

beh, sei stato fortunato direi...

non so se hai letto il mio post "sono andato per la prima volta all'Arcigay"...
Domenica prossima forse andrò al gruppo giovani dell'arcigay di Napoli e spero di poter trovarmi a mio agio...

se non sarà così me ne tornerò a casa e farò finta che non sia successo nulla...
Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!

Alyosha
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Alyosha » lunedì 5 dicembre 2011, 13:01

Machilosa ho visto il video e il problema della discriminazione interna comincio a vederlo pure io. Ti dico solo una cosa che mi ha fatto venire in mente il tuo discorso sulla correzione delle posture e sul autocondizionamento dei propri atteggiamenti. A me è da una vita che dicono che sembro gay, ma non è mai stata robba esagerata. Mi ci sono voluti anni e studi "scientifici" per capire esattamente quali miei atteggiamenti fossero attribuibili all'omosessualità. Dopo lunghi studi e analisi a campione ne ho concluso il movimento delle mani e l'ancheggiare quando cammino. Sulle mani ho provveduto, sulla camminata molto meno. Il risultato era solo che mi irrigidivo, sembravo più maschio forse, ma ero tutto inamidato. E sopratutto i complessi della camminata, anni di palestra, calcio forzato, imitazioni del modo di fare del branco. Guarda la mia è stata una forma d'arte una capacità mimetica eccezionale. Ma a cosa m'è servito? Perché l'ho fatto? Per essere accettato immagino e che tristezza che mi viene a pensarci. Sai cosa ho notato, che quelle mani che tenevo ingessate, invece sanno battere il tempo che è una meraviglia. Sono intonato è ho una predisposizione per il ballo e il ritmo e non sapevo di avercela e sai perché? Perché avevo paura di agitarmi troppo e di "esagerare".
Sai che c'è? Che non me ne frega più nulla! Sembravo gay perché SONO gay e ho deciso di fregarmene. Sapessi quanto sto meglio adesso. La gente pensa che io sono gay? Ma lo pensava anche prima, con la differenza che adesso mi sento più libero. Via la cravatta sbottoniamo la camicia e lasciamoci andare un pochetto. Io la vita degli altri non la vivo, vivo la mia! Rovinarsi la vita stando appresso a cosa pensano le persone, avere paura del giudizio degli altri che poi comunque dopo tanti sforzi comunque lo stesso pensano che sei gay, ma che senso ha?. E considera che i miei atteggiamenti non sono mai stati robba esagerata, ma erano DEL TUTTO SPONTANEI, correggerli non lo è mai stato. Adesso ci sono contesti e contesti, luoghi dove sono in un certo modo e luoghi dove mi lascio andare un pochetto. Ci ho messo 11 anni a correggerli e m'è bastato un minuto per toglierli. Adesso quando mi ci metto sembro una diva proprio, strachecca che è una meraviglia e sapessi quanto mi diverte (perché é solo divertente alla fine). Quindi non oso pensare il livello di stress di chi ha modi di fare ancora più "femminili", preso per il culo da etero e gay virili. Sul serio mi verrebbe di scheccare come una pazza furiosa e vomitare in faccia quello stesso pregiudizio che mi tirano addosso. Comunque mi taccio, mi pare sempre più una battaglia persa. Ognuno si tenga le sue idee.

P.S.: Ultima considerazione sul video. Purtroppo mi accorgo che tenere il baricentro è proprio impossibile. La ragazza a chiusa di osservazioni che ho trovato validissime, rifila un piccolo pregiudizio. I gay "virili" che non accettano gli "effemminati" non si sono accettati per primi loro (come a dire essere gay significa avere per forza tratti femminili). Ecco mi pare che questo sia irragionevole e costituisca l'estremo opposto della discussione.

barbara
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da barbara » lunedì 5 dicembre 2011, 21:13

Come non quotarti in pieno, Boy com
Sarebbe bello , come in tutte le divergenze, non cercare di aver ragione , ma usare il conflitto come occasione per allargare il proprio sapere.

br_ba_bo_ba
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da br_ba_bo_ba » martedì 6 dicembre 2011, 8:46

boy-com ha scritto:Comunque mi taccio, mi pare sempre più una battaglia persa. Ognuno si tenga le sue idee.
barbara ha scritto:Sarebbe bello , come in tutte le divergenze, non cercare di aver ragione , ma usare il conflitto come occasione per allargare il proprio sapere.
Siamo nel terzo millennio e il tempo dell'antica disputatio è finito da secoli. Ora la prova non tocca più a chi afferma, un po' perché non è rimasto nessuno ad affermare, un po' perché anche se si parlasse non ci sarebbero orecchie a sentire.
C'è poi chi è bravo a sentire, oggigiorno, a sentire ma non ad ascoltare.
E per i pochi che ancora ci provano, non c'è una visione chiara del futuro all'orizzonte.

Sembra solo tutto grigio.
"Rose tints my world,
Keeps me safe from my trouble and pain!"

Machilosa
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Machilosa » martedì 6 dicembre 2011, 11:43

@Aquilotto: ho riportato questa curiosità perché, anche io, mi sono chiesto se:

1. gli ingegneri si reprimono di più perché sono a stretto contatto con un ambiente ad alta concentrazione maschile, ergo più (apparentemente) omofobo (mi riferisco alla facilità con cui, pur senza cattiveria, i ragazzi danno del “frocio” al prossimo);
2. la femminilità deriva dallo stare tanto a contatto col mondo femminile; vivere prevalentemente tra maschi agevola l’assunzione spontanea dei loro modi;
3. ingegneria presuppone interessi tradizionalmente maschili (motori, meccanica) che sono quindi propri di una personalità “virile” (indipendentemente dall’orientamento sessuale).

In ogni caso, mi pareva un’interessante nota... “epidemiologica”; probabilmente la risposta è in una miscela di queste tre ipotesi (soluzione che piace sempre, in ambito medico).
Ho meditato un po’ sul perché mi correggessi ancora più attentamente del solito e provo a darmi una risposta. Io non mi riconosco nei modi effeminati; credo che, nel mio caso, l’ipotesi 2 sia molto vera: tante zie, tante cugine, tante amiche (perché al paesello c’erano pochi bambini maschi e me non piace il calcio, perché mia madre e mio padre hanno solo sorelle che hanno avuto solo figlie femmine, perché alle medie e alle superiori e all’università mi sono trovato in classi col 75% di ragazze). Boy-com, giuro che non voglio offenderti, però mi sentivo in imbarazzo per quei ragazzi così palesemente gay. Probabilmente la mia è omofobia interiorizzata, però mi veniva proprio da pensare: “poveretti, quelli proprio non possono nasconderlo; chissà quante prese in giro!” e ancora: “però è proprio ridicolo, perché deve gesticolare così?!? E quella testa storta?!? Per favore, raddrizzala: sembri una civetta!” “certo che quella vocina in falsetto è proprio fastidiosa...” Io non mi riconosco in tutto ciò; mi sento molto in colpa per aver fatto pensieri simili, perché non credo più tanto che certi atteggiamenti siano voluti, tanto più che alcune di queste “checche” non sono dichiarate (forse non ce n’è manco bisogno, però...); tuttavia non mi piacciono. Sarò cattivo, ma senza dare un giudizio di valore, mi sento in diritto di dare un personale giudizio estetico: a me non piacciono (non intendo “sono oggettivamente brutti”), però a me i loro modi, esteticamente parlando, non piacciono e non voglio essere così. Non mi sento così.
Io non sono del tutto insospettabile, tant’è che il ragazzo e la cugina del mio ex mi hanno scoperto al primo incontro; però nessuno mi ha mai attaccato dandomi del gay. Ho saputo che, alle medie, alcune madri mormoravano tra loro sul mio conto, ma, all’epoca, tale voce non è mai giunta. Sapete chi è stata l’unica persona ad avermi fatto in più occasione notare la mia tendenza ad assumere pose poco virili? Mia madre!

Aggiungo una curiosità che ho dimenticato nel post principale: c'era una ragazza (quella simpatica e paffutella, vestita in modo eccentrico) che si dichiarava "trans etero". Dovendo dire una sua particolarità, all'interno del gioco delle presentazioni, ha raccontato di avere un fratello gay, una sorella lesbica ed un cugino bisessuale. Ammappete! Lo ammetto, m'è scappato il pensiero: "poveri genitori!"
Aggiungo un'ulteriore curiosità: pur affermando di sentirsi "uomo", era vestita in modo tale che, se fosse uomo, sembrerebbe assolutamente gay e si atteggiava in modo molto più femminile di un'altra lesbica presente. La trans donna, invece, era davvero femminile (pur parlando come una scaricatrice di porto).
Ultima modifica di Machilosa il martedì 6 dicembre 2011, 19:35, modificato 1 volta in totale.

Alyosha
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Re: Gruppo giovani dell'Arcigay di Torino

Messaggio da Alyosha » martedì 6 dicembre 2011, 13:06

Mchilosa siccome vengo da una risposta chilometrica nell'altro post qui la faccio breve. Fai male a sentirti in colpa per quello che pensi e sopratutto a tacere. Parlane se ti capita anche dei tuoi pregiudizi e queste cose digliele chiaramente. Mi ricordo che la cosa che più mi infastidiva e che la gente per pudore non parlasse e io non avevo modo di capire esattamente di me cosa apparisse come "effemminato". In realtà non è che la gente non parla, perché parla e come, ma non dice le cose direttamente. Le cose che dicono comunque ti arrivano e tu lo sai che di te si pensano certe cose, ma per vie molto indirette. Se ti capita di riandarci visto che il tema per altro l'hanno intavolato loro. Parla chiaro dei tuoi dubbi e del fastidio che ti danno. Vedrai che non gli dirai nulla di nuovo e apprezzeranno invece la tua disponibilità al confronto.

P.S.:
Sarò cattivo, ma senza dare un giudizio di valore, mi sento in diretto di dare un personale giudizio estetico: a me non piacciono (non intendo “sono oggettivamente brutti”), però a me i loro modi, esteticamente parlando, non piacciono e non voglio essere così. Non mi sento così.
Mi ha fatto ridere questa affermazione. Io lo dico sempre che l'estetica è una questione morale! Spesso e volentieri lo considero un parametro più affidabile. Vedì cos'è non è per fare il solito ragionamento filosofico, ma visto che si sta giudicando dall'apparenza "bello" e "brutto" sono parametri più adatti, di "giusto" o "sbagliato", perché stai giudicando sulla base di un senso estetico per l'appunto. E quando dal fuori passi al dentro che secondo me non funziona più.

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