RAPPORTI GAY QUASI FAMILIARI

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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progettogayforum
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RAPPORTI GAY QUASI FAMILIARI

Messaggio da progettogayforum » sabato 29 maggio 2021, 17:56

Caro Project, posso capire che i problemi di coppia siano fondamentali per molti gay, qualche volta lo sono stati pure per me, ma non penso che i problemi di fondo dei ragazzi gay siano molto diversi da quelli di tutti gli altri ragazzi. Io ho un ragazzo col quale si è creato un legame, un legame contorto, complicato, ecc. ecc., ma alla fine un legame c’è. Io ho 36 anni e lui ne ha 32. Non siamo una coppia, nel senso che lui ha bisogno anche di altro, voglio dire di altre persone, ma un rapporto con me c’è. Tra noi c’è anche qualche volta un po’ di sesso (protetto) che non mi dispiace affatto proprio perché c’è anche altro, altrimenti mi sembrerebbe una cosa superficiale. Ci sentiamo spesso al telefono, qualche volta si parla solo di sesso, ma è più un gioco che altro, qualche volta invece si parla molto seriamente, e allora mi sento veramente gratificato, quasi più di quando facciamo sesso, perché lui conclude il discorso serio con un “ti voglio bene!” e questo per me è fondamentale. Non so per quale motivo ci si innamora di un ragazzo piuttosto che di un altro. Noi sembriamo diversissimi, soprattutto perché lui qualche volta tende ad andare in crisi facilmente e qualche volta comincia a predicare a vanvera e non si ferma più, anche se devo ammettere che lo fa per correggere e mai per accusare, io invece parlo molto di malinconie e di depressione ma sono cose che non ho mai provato veramente e parto dal principio che non si deve mollare mai e che il positivo, se si guarda bene, è sempre molto più del negativo. Lui certe volte mi dà delle strigliate molto forti, me ne dice di tutti i colori, mi dice che sono depresso, che lo metto di cattivo umore e altre cose simili e lo dice perché mi vuole tirare fuori da quello che lui crede essere uno stato di prostrazione, che però, secondo me, molte volte almeno, è solo apparenza. Altre volte mi chiama quando è giù di corda, e lo fa perché sa che per lui ci sono e ci sarò sempre, e così parliamo per molto tempo e io a mia volta cerco di scuoterlo e di fargli riacquistare un po’ di buon umore. Quando mi cerca mi sento vivo, importante, sento di contare qualcosa nella sua vita, e questa è una sensazione molto bella. Non sono il suo ragazzo, o almeno lui non mi vede così, ma un rapporto tra noi esiste eccome. E poi condividere la sessualità con un ragazzo è importante ma quando oltre questo si arriva a condividere con quel ragazzo anche l’anima, le malinconie, i punti critici, le debolezze, allora si ha l’impressione che il legame sia molto più profondo. Mi fa immensamente piacere quando prende lui l’iniziativa, quando mi chiama per parlare con me, perché mi dà accesso alle sue paure e alle sue malinconie, è in quei momenti che sento che mi accoglie veramente nel suo mondo. Io penso di essere un po’ la sua vera famiglia. Il sesso c’è, sì, ma è più che altro un pretesto, forse qualcosa in più, ma il sesso è comunque facile da trovare, ma io penso che le ragioni del nostro stare insieme siano realmente più complesse. Lui non è mai stato molto espansivo, quasi avesse paura dell’affettività, ma piano piano mi ha riconosciuto un ruolo, che non è quello dell’amante ma di una via di mezzo tra un amico e un fratello. Con me non recita, sa che gli voglio bene e sa che l’opinione che io ho di lui è molto migliore di quella che lui ha di se stesso. Quando l’autostima gli viene meno mi chiama per sostituire alla sua immagine di sé la mia immagine di lui. E mi ascolta, non mi zittisce, non è abituato a persone che gli danno risposte positive. Io credo che sia tra le persone umanamente migliori che ho incontrato. Si giudica nevrotico, instabile, inaffidabile e secondo il modo comune di vedere le cose un po’ lo è, ma quello che vedo io è tutt’altro. Lui non si vanta mai, non vende fumo, minimizza i suoi risultati, non è un uomo di teatro. Sembra nevrotico quando si fa prendere dall’ansia e non è tranquillo, quanto all’essere instabile e inaffidabile, non capisco perché si giudichi così, io penso che lo accusino di questo quelli che non lo conoscono veramente. Certo non è uno che si può ridurre a schemi, non è il tipo che si adatta per convenienza. Quando mi chiama percepisco che non sono solo io ad avere bisogno di lui, sento che gli posso stare vicino, che la mia presenza la sente come qualcosa di positivo e non come una palla al piede. Ultimamente con me è più paziente, prima mi ascoltava meno e mi rimproverava di più, adesso ascolta in silenzio quando cerco di fargli capire che non è da meno di nessuno e che non deve farsi mettere in crisi da nessuno. Non mi ascolta passivamente, cioè non accetta passivamente tutto quello che gli dico, è molto selettivo, se c’è qualcosa che non condivide reagisce eccome, ma gli piace essere incoraggiato, gli piace sentirsi ricordare le cose che ha fatto e che da sé tenderebbe a dimenticare. Quando si sente in difficoltà negli ambienti concorrenziali in cui lavora, tende a gettare le armi e a scoraggiarsi facilmente, ed è proprio allora che mi cerca, perché ha bisogno di qualcuno che creda veramente in lui, che gli faccia capire che non è uno sradicato ma uno che ha i suoi punti di appoggio morale e la sua forza interiore, molto al di là delle apparenze. Anche per me questi aspetti della relazione con lui sono fondamentali, anche per me sono l’occasione per creare rapporti quasi familiari. Io cerco di fargli capire che la sua presenza mi aiuta a non precipitare nel buco nero dell’isolamento, perché se è vero che ho molti amici, è pure vero che lui è l’unico ragazzo al quale io direi ti voglio bene, e lo dico in effetti. Con lui vivrei, forse come convivenza vera, questa cosa probabilmente non si realizzerà mai, ma a livello sessuale e spirituale (un’accoppiata strana!) una convivenza c’è già. Certe volte quando mi chiama perché è giù di corda io mi infervoro e comincio a parlare a raffica, lui non mi ferma e allora comincio a pensare che sto esagerando, lui lo capisce e mi dà qualche risposta inattesa, per farmi vedere che non era distratto e che stava seguendo parola per parola, quando poi col passare dei minuti, certe volte proprio parecchi, avverto dal tono della sua voce che è più tranquillo, mi sento proprio felice. In certi periodi della nostra lunga relazione, se vogliamo chiamarla così, ho avuto l’impressione che questi momenti di comunicazione profonda fossero svaniti e mi sono sentito molto in difficoltà, perché mi sembrava di aver perso la metà più importante della nostra relazione, poi mi accorgevo che quei momenti c’erano comunque, anche se più rari e non mi sentivo più estromesso dalla sua vita. Io non credo che i suoi dubbi e le sue ansie derivino veramente da problemi di coppia o da storie che lui vorrebbe cominciare ma che prendono strade diverse, perché in fondo lui ha amici che sono per lui più che amici, anche se in realtà quegli amici lui li vede cambiare nel corso del tempo, alcuni si allontanano, con altri l’interferenza dei problemi di lavoro finisce per snaturare la relazione e arrivano anche amici nuovi che lui però accoglie in modo sempre più disilluso. Poi ci sono anche io, da tanti anni ormai. Lui mi considera realmente come qualcosa di diverso, sì, un po’ come un familiare che quando serve c’è e che in fondo, in sordina, ha comunque un suo ruolo. L’ho visto crescere anno dopo anno e lui ha aiutato me a crescere e a liberarmi di tanti complessi che mi portavo appresso dall’adolescenza. Il rapporto che ho con lui si è evoluto nel tempo, ora è un rapporto tra adulti che hanno ciascuno il loro mondo ma che si stimano e che si vogliono bene. Per tanta gente il sesso è un vincolo, per noi no, è semplicemente un modo di comunicare, un modo di dirsi che ci si vuole ancora bene, che ci si fida uno dell’altro. Né lui né io desideriamo un rapporto più stretto, almeno penso che sia così, se succedesse, negli anni, penso che sarebbe comunque gradito ad entrambi, non come progetto da perseguire esplicitamente ma come semplice dato di fatto. Quello che mi colpisce del nostro rapporto è la stabilità, di anni ne sono passati tanti, quando ci siamo conosciuti eravamo proprio ragazzi, di ragioni e di occasioni per perdersi di vista ne abbiamo avute tante, eppure non è mai successo. Che cosa avrei fatto della mia vita se non ci fossimo incontrati? Proprio non lo so! Lui tende sempre a scoraggiare le mie aspettative nei suoi confronti perché pensa che io in fondo possa sognare di vivere con lui una vera vita di coppia che probabilmente lui vorrebbe vivere con altre persone, ma di fatto, poi, questo non succede, le altre persone più o meno rapidamente escono dal suo orizzonte e ai problemi del lavoro si aggiungono anche le malinconie, la sindrome da abbandono e i sensi di inadeguatezza. Stando con lui capisco quanto il suo mondo è stato difficile e quanto lo sarà ancora a lungo per lui, e quindi quanto possa avere importanza il fatto di trovare sponda in uno come me che gli vuole bene senza condizioni, o almeno ci prova. Non devo illudermi di diventare il centro del suo mondo, per lui posso essere l’antidoto alla peggiore malinconia, posso essere una specie di ricostituente dell’umore, capace di trasmettergli coraggio e voglia di andare avanti, ma so che devo lasciarlo libero, anche se la sua presenza mi manca. Di ragazzi potrà averne tanti, certo, ma non è facile che ne trovi qualcuno che gli voglia bene veramente e stabilmente. Io spero che gli succeda, a me resterebbe solo un ricordo, ma penso che andrebbe bene anche così. Rinunciare a una cosa impossibile non è nemmeno una rinuncia ma in fondo penso che il nostro rapporto non si perderebbe nemmeno se lui trovasse una corrispondenza perfetta nel ragazzo dei suoi sogni. Capisco che il mio modo di fare possa sembrare quello di un sedicenne alla prima cotta, se non addirittura quello di un perdente, ma non mi sento un perdente. La mia stabilità l’ho trovata e penso che lui stia trovando la sua. Purtroppo su tante cose veramente importanti della sua vita, come quelle legate al lavoro io non posso fare nulla, forse nel momento in cui sto scrivendo lui sta con un altro ragazzo, anzi, è probabile che sia così, ma questo non me lo porta via, non è mai successo. Non voglio chiudere con una scivolata retorica, concludo semplicemente qui.

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