FORSE ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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progettogayforum
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FORSE ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 15 settembre 2021, 22:53

Dicono che avere un ragazzo sia una cosa bellissima, io per anni ho creduto che questa espressione fosse assolutamente esagerata, l’ho creduto perché ho avuto alcuni ragazzi e ho vissuto con loro le mie prime esperienze, erano bravi ragazzi, non lo nego, ma quando le nostre storie finivano ero contento che fossero finite, mi riproponevo di non cercare un altro ragazzo, ma poi inevitabilmente mi capitava di ricominciare un’altra storia con meno motivazioni e meno illusioni e storia dopo storia il mito della storia d’amore tendeva ad evaporare senza lasciare traccia, alla fine ero disilluso, non frustrato ma solo disilluso. Poi ho incontrato il mio attuale ragazzo. Io problematico, lui problematico, dialogo difficile, talvolta frustrante, mi spiazzava con la coerenza dei suoi ragionamenti e con la loro negatività di fondo, ma anche con la lucidità del suo pensiero. L’ho conosciuto in chat e ho parlato con lui per mesi senza averlo mai visto, poi abbiamo capito che abitavamo nella stessa città e ci siamo incontrati. Mi ha colpito subito per la sua presenza fisica, non avevo mai visto un ragazzo così bello e ho pensato che tra noi non avrebbe mai funzionato perché lui non si sarebbe mai interessato a me, a me però sarebbe piacito moltissimo non dico che fosse il mio ragazzo ma che almeno fossimo veramente amici, diciamo che mi sarebbe bastato, forse no, ma penso che mi sarebbe bastato. Non era un ragazzo felice, non sorrideva ma faceva un leggero ghigno sarcastico ad ogni mio tentativo di fargli vedere il mondo in positivo, era un atteggiamento spontaneo e penso del tutto inconscio, una specie di reazione automatica di uno che si sente proporre discorsi che gli sembrano solo favolette. Nel primo periodo ci siamo visti poco di persona ma abbiamo parlato moltissimo in chat, è accaduto più volte che abbiamo fatto mattina, era spesso depresso al punto che mi faceva temere che potesse fare qualche gesto inconsulto ma quando accennava a questi discorsi lo faceva solo parlando in generale. Le lunghissime telefonate cominciavano praticamente sempre con un tono fortemente depresso e si chiudevano in modo un po’ più sereno dopo ore confronto e anche di lunghi silenzi. All’inizio né lui né io pensavamo che saremmo mai diventati una coppia, parlavamo solo di frustrazioni, del non senso della vita e di altre cose del genere. Lui aveva una sua vita affettiva con la quale io non avevo nulla a che fare e in effetti non desideravo neppure di avere a che fare e penso che lui fosse del tutto disinteressato a me nel senso di fare coppia con me. Eravamo solo amici di chat ma forse parlare con me per ore aveva un senso anche per lui. Io mi tenevo a distanza e non lo cercavo perché certe volte parlare con lui mi metteva fortemente in ansia. Il nostro rapporto non aveva proprio nulla di quello che ci si aspetterebbe da una storia d’amore. Gli inizi sono stati difficili, spesso molto difficili, lui non si arrabbiava mai con me, ma tendeva a puntualizzare che non era interessato a me, che lui non era il mio ragazzo e quando lo faceva sembrava proprio parlare di un’ipotesi paradossale e quasi grottesca e questo qualche volta mi dava fastidio ma, finita la puntualizzazione, però, tornava a discorsi molto seri, penso che di me avesse una buona opinione fin dall’inizio, forse mi vedeva come un possibile amico da mettere alla prova, ma non per poterlo considerare il proprio ragazzo ma proprio per poterlo considerare un amico vero. Era depresso ma in fondo mi riconosceva una certa buona volontà nei suoi confronti. I suoi ragionamenti erano lucidamente deprimenti ma non aggressivi né verso di me né verso altre persone, se mai tendeva lui a colpevolizzarsi e a deprimersi, la sua autostima era bassissima e di questo non sapevo capacitarmi perché, a parte la bellezza fisica, la sua intelligenza mi pareva assolutamente unica, non voglio dire solo che era molto intelligente ma soprattutto che aveva un’intelligenza assolutamente sua, rigorosamente logica, sembrava non avere e non avere mai avuto un’intelligenza affettiva. L’idea stessa dell’affettività gli sembrava del tutto irrazionale, un modo di mettere in crisi la propria coerenza logica. Le prime volte veniva a trovarmi lui e doveva fare una strada lunghissima, di diversi chilometri, perché all’epoca non aveva la macchina e girava in bicicletta, poi ho cominciato ad andare io ad aspettarlo vicino casa sua, ma non sotto casa sua, perché voleva che mi tenessi a distanza da casa sua. Qualche volta ho avuto la tentazione molto concreta di defilarmi e di non farmi coinvolgere oltre, perché la nostra reazione era sì interessante ma anche stressante e frustrante, perché la mia presenza sembrava non produrre alcun risultato, ma lui non mi ha mai permesso di allontanarmi, mi respingeva coi suoi ragionamenti logici taglienti e le sue puntualizzazioni riduttive, mi metteva a disagio di fronte alle mie ipocrisie ma continuava a cercarmi, parlavamo con meno frequenza ma quando accadeva parlavamo per ore, lui cominciava a scoprire qualcosa di me e della mia vita precedente e cominciava anche a dire la sua su queste cose e senza reticenze, mi rimproverava le mie incoerenze logiche, il non fare quello che volevo veramente, il mio essere frenato, il mio pensare troppo senza agire, il mio cercare continuamente di svalutare la sessualità che per lui, invece, era una cosa fondamentale, l’unica cosa fondamentale, dato che per lui la vita affettiva non era che una chimera priva di senso. Poi, piano piano, ma veramente molto lentamente, qualcosa ha cominciato a cambiare. Lui mi intrigava moltissimo anche e forse soprattutto per il suo allontanarmi ma mai in modo definitivo. Mi dava una doccia fredda, anzi gelida, ma poi qualche volta mi sorrideva, cosa rarissima, per dirmi che anche se avevo tanti difetti lui mi considerava lo stesso. Non usavamo mai espressioni affettuose o che potessero fare pensare anche lontanamente ad un rapporto tra noi, anzi, tra noi per definizione non c’era niente, perché lui non avrebbe accettato che ci fosse qualcosa, ma piano piano, al di là delle parole ho cominciato ad avvertire che mi stava studiando, che stava cercando di capire se poteva fidarsi di me, Si faceva vedere più spesso, mi faceva domande pressanti e quasi imbarazzanti sulla mia vita sessuale, sui miei rapporti con i miei amici, sulle mie storie precedenti, mi metteva alle strette, pretendeva risposte nette o almeno radicalmente oneste, ma io non avevo molte risposte nette da dargli. Lui si aspettava che io avessi una vita sessuale almeno al livello della sua e restava perplesso quando gli dicevo che era tutto molto più standard e più banale. Lui quasi non ci credeva e mi ripeteva le stesse domande anche due o tre volte. Sia ben chiaro, lui aveva avuto le sue storie, delle quali non mi diceva quasi nulla e proprio per questo nel nostro rapporto c’erano state lunghe pause, durante le quali cominciavo a pensare che lui fosse sparito, che avesse finalmente trovato un ragazzo che veramente gli stava bene, ma poi, anche nelle prime fasi del nostro rapporto, dopo qualche settimana, mi richiamava e la parentesi di pausa era come se non fosse mai esistita. Io gli devo molto, gli voglio bene, lo stimo come uomo, mi sento gratificato dal fatto che lui mi prenda sul serio, ma allora eravamo agli inizi e non riuscivo a immaginare che cosa lui potesse volere da me e soprattutto cosa potesse farlo stare male, perché certe volte stava proprio male. Certe volte mi chiamava la notte e mi chiedeva di andare vicino casa sua e lui scendeva a rimanevamo in macchina in silenzio, sapeva che non gli avrei mai detto di no, la mia presenza lo faceva stare più tranquillo, in certi momenti era agitato, angosciato, la parola disperato forse è la più adatta, si vedeva senza speranza. Le sue storie d’amore, o meglio come diceva lui solo di sesso, non lo tiravano fuori dalla sua malinconia. Io cominciavo a capire che il nostro “non-rapporto” aveva un suo significato e una sua consistenza. Cercavo di ingerirmi nella sua vita il meno possibile, ma lui cominciava a inserirsi nella mia in modo sempre più profondo, e di questo qualche volta avevo paura, poi è arrivato il sesso quando meno me lo aspettavo. Lui aveva un ragazzo ma si sentiva anche attratto da me, non era stato così fin dall’inizio, tutto era nato molto gradualmente e in sordina, anche se alla fine io avevo cominciato a sospettare come le cose stessero veramente. Mi ha fatto capire che aveva bisogno di me anche sotto quel profilo, si è reso conto che, quando lui cominciava a parlare di queste cose, io tendevo a scappare e a cambiare discorso e allora è stato proprio esplicito. Quando è successo la prima volta è stato tutto incredibilmente facile e abissalmente diverso da come lo avevo immaginato, io pensavo che non mi sarei mai fatto coinvolgere ma lui è stato paziente, prudente, estremamente attento alle mie reazioni. Non so se questo si possa chiamare affetto. Non mi era mai capitato di vivere il sesso in un modo così bello e soprattutto spontaneo, e di vedere lui così sereno e realizzato. Allora ero molto condizionato dal fatto che lui avesse un ragazzo, stando con lui mi sembrava di fare qualcosa che avrebbe messo in crisi l’altro ragazzo, ma a queste cose lui sembrava non fare caso. Dopo qualche settimana mi ha detto che il suo ragazzo se ne era andato, da allora ho avuto meno complessi nei suoi confronti ed è cominciato un periodo in cui la nostra relazione ha preso una connotazione nettamente sessuale. Non che la cosa in sé mi creasse problemi, anzi! Ma c’erano due cose che non mi permettevano di vivere al meglio la situazione: in primo luogo il fatto che lui era sereno e di buon umore mentre facevamo sesso ma, dopo, il suo umore cambiava e si incupiva nettamente e io non riuscivo a farlo ritornare di buon umore, anzi più ci provavo, più lui si sentiva contrariato e si arrabbiava con me, non era aggressivo ma fortemente innervosito, come se avesse lui fatto qualcosa che forse non voleva fare veramente o che non doveva fare. Non potevo dirgli che gli volevo bene perché questo lo avrebbe mandato in bestia, o almeno io allora pensavo così e i nostri incontri finivano praticamente sempre con cattivi umori e, in secondo luogo, l’avere dato al nostro rapporto una forte connotazione sessuale aveva fatto crollare il livello del nostro dialogo, cioè della nostra amicizia, parlavamo molto meno e i nostri incontri si riducevano ad essere solo incontri sessuali e anche molto ritualizzati e ripetitivi. Durante i nostri incontri non voleva essere neppure accarezzato, l’idea di baciarci lo avrebbe messo in crisi perché per lui il bacio sapeva troppo di rapporto affettivo, mentre il sesso lo considerava una cosa ovvia e senza problemi. Una volta mi chiese se ero stato contento della serata e io gli risposi che ero stato contento perché c’era lui, ma lui questo non lo voleva sentire e insisteva nel dirmi che ero ipocrita e che facevo finta di non capire che lui stava parlando di quello che avevamo fatto insieme perché lui aveva insistito un po’ troppo per indurmi a fare qualcosa che non mi veniva proprio spontaneo, secondo lui aveva fatto benissimo a insistere perché mi aveva fatto scoprire qualcosa di nuovo e sempre secondo lui di molto interessante. Io non gli avevo detto di no, in fondo non mi sentivo molto coinvolto da certe cose ma ero felice di non avergli detto di no perché pensavo che se lo avessi fatto, lui sarebbe stato peggio. Qualche volta lui conosceva qualche ragazzo nuovo e forse se ne innamorava pure, allora spariva per un po’, perché lui cercava di essere fedele al nuovo ragazzo, poi dopo un mese o poco più, si faceva risentire ed era ovvio che era di nuovo solo. C’è stato un periodo in cui voleva farmi provare la “sua” sessualità ed era molto insistente su questo punto. Io alla fine anche questa volta non gli ho detto di no, ma dopo quella volta lui non ha insistito più, perché lui prima aveva insistito forzando un po’ la mano proprio per vedere se alla fine avrei ceduto, non per la cosa in sé, una volta avuta la prova che non gli avrei detto di no, le richieste sono cessate, il rapporto è diventato meno sessuale e più affettivo, c’era anche il sesso, ma non c’era più la frenesia, e soprattutto abbiamo ricominciato a parlare seriamente. Era sempre depresso ma in modo più tranquillo, mi ha raccontato cose della sua vita che non avrei mai immaginato e delle quali deve essere difficilissimo parlare, è stato allora, cioè quando ho capito che di me si fidava totalmente, che mi sono innamorato di lui in modo profondo e ho passato mesi di relativa felicità, dico relativa perché continuavo a vederlo depresso. Passavamo insieme molto tempo, ci conoscevamo a fondo e oggettivamente ci volevamo bene. Una volta, tre anni fa, mi mandò per la prima volta un sms con scritto T.V.B.! Penso sia stato uno dei momenti più belli della mia vita. Ci eravamo laureati entrambi e lavoravamo in settori molto diversi ma vivevamo ancora ciascuno per contro proprio a casa dei nostri genitori. Lui aveva le sue storie ma io non interferivo, e lui non ne parlava quasi mai. Quando ci vedevamo c’era sempre un po’ di sesso e purtroppo alla fine c’erano anche le malinconie, ma avevamo un dialogo vero, c’erano delle cose di me che lui non capiva, che interpretava a modo suo, ma sarebbe stato inutile cercare di spiegarsi, perché le spiegazioni sono fatte di parole e il suo modo di capirmi era ad un altro livello, cioè a livello sessuale, un livello che avevo sempre cercato di mettere da parte. Avrei voluto chiedergli perché dopo il sesso “con me” era triste, poi la domanda gliel’ho fatta ma omettendo il “con me”, lui non sapeva che cosa rispondere, mi ha detto solo: “Non è che non ti voglio rispondere, è che non lo so, è una cosa automatica che non riesco a controllare.” Che cosa andava cercando da me? All’inizio pensavo veramente che fosse solo il sesso, ma quello mi sembra più un mezzo che un fine. Oggi, quando non c’è, oggettivamente mi manca, non so se io manco a lui nello stesso modo, forse non nello stesso modo ma penso che anche lui senta almeno un po’ la mia mancanza. Quando non lo sento da più di due settimane comincio ad avere paura che la nostra relazione sia arrivata al capolinea, ma finora i miei timori sono stati sempre smentiti e anzi è proprio la durata della nostra relazione che mi incoraggia a pensare che in ogni caso si farà di nuovo sentire e a tempi brevi. Tra i suoi pregi c’è infatti il non essere suscettibile, il non tenere il broncio, è talmente abituato a prendere mazzate nella vita che quasi le dà per scontate, non è vendicativo, non si lega le cose al dito, non si difende attaccando, da lui non puoi aspettarti un legame come l’ostrica allo scoglio, ma sai che c’è e che non sparisce, ha bisogno della sua totale libertà ma non ti mette al dimenticatoio, se con lui sbagli qualcosa, lui minimizza l’errore, non te lo rinfaccia comunque, non approfitta delle eventuali posizioni di vantaggio, non vede il rapporto con te come una partita a scacchi da vincere e nemmeno come l’occasione per ottenere qualche gratificazione in più, anzi, se cerchi di lusingarlo ti frena perché si sente in qualche modo preso in giro, da te si aspetta un comportamento come il suo, cioè spontaneo, senza doveri, senza vere aspettative, tipo pane al pane e vino al vino. Io penso di esserne innamorato, o almeno un po’ innamorato. Ho conosciuto tanti ragazzi in vita mia, ma lui è il mio modello di uomo, sia fisicamente che mentalmente, lui è l’uomo come l’ho sempre sognato. Non ha paura di me, mi rispetta, penso che a modo suo mi voglia pure bene, anche se lui non accetterebbe mai questa terminologia. Io desidero la sua presenza, quando c’è non ho remore di nessun tipo e nemmeno lui, è l’unico uomo col quale non mi sono mai sentito in imbarazzo e dal quale non mi sono mai sentito giudicato. Qualche volta, non mi capisce fino in fondo, perché ha anche lui i suoi preconcetti, ma poi li supera ed è disposto a cambiare parere nelle rare occasioni in cui ha senso farlo, ma sono veramente occasioni rare. Perché mi resta in mente solo lui? Questo non lo so ma è esattamente quello che accade. Io pensavo che il sesso con lui potesse creare problemi, all’inizio qualche volta succedeva, ma oggi non accade più, se mi sono aperto a capire il senso della sessualità vissuta in due, il merito è solamente suo, perché ha avuto pazienza e ne ha avuta tanta e mi ha trattato con dolcezza, come nessun altro aveva fatto. Caro Project, ti scrivo questa mail perché non lo sento ormai da quattro settimane e questo fatto mi mette in crisi, mi manca, vorrei sapere come sta, ma non lo chiamo e aspetto che lo faccia lui. Questa volta la pausa è stata lunga, e la paura che la pausa possa diventare definitiva comincio a percepirla. Innamorarsi non è sempre una cosa che porta alla felicità, c’è anche tanta sofferenza. Ti dico onestamente che sarei contento se si fosse trovato un altro ragazzo, ma vorrei che almeno fosse felice. Siamo arrivati entrambi a 33 anni, per fortuna abbiamo un lavoro ma siamo ancora due sbandati senza un punto di riferimento affettivo, qualche volta penso che quel punto di riferimento ci sia, qualche volta no e allora mi sento proprio alla deriva e lui mi manca dannatamente.
Matteo88
p.s. Se ritieni questa mail utile anche ad altri, fanne quello che credi meglio ma, se puoi, rispondimi in privato.

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